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Il Vangelo del giorno – 29 Maggio – Stiamo attenti a noi stessi

Il Vangelo di oggi: Mc 11, 11-25

albero di fichi

Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Commento al Vangelo di oggi: Stiamo attenti a noi stessi

Una fede che non diventa conversione di vita non porta nessun frutto, e secca come l’albero maledetto da Gesù. L’evangelista Marco, e dietro di lui, Pietro, è l’unico che associa la parabola del fico con la cacciata dei venditori dal tempio. Come a dire che una fede che diventa mercanteggiare con Dio inaridisce il cuore e gli impedisce di cogliere la pienezza del mistero di Dio. E non è casuale che sia proprio un fico a seccare: l’albero sotto cui, secondo la tradizione rabbinica, il devoto si ferma a meditare la Torah, dolce come i fichi, appunto. Gesù maledice, nel senso che coglie del male in quell’atteggiamento; l’albero non secca come conseguenza all’azione di Gesù ma proprio perché non accoglie il suggerimento del Maestro non porta alcun frutto. Stiamo attenti a noi stessi, cattolici paludati ed esperti, avvezzi alla cose di Dio, perché corriamo il rischio di fare come i devoti contemporanei al Signore Gesù. Ridurre il tempio, il luogo sacro della presenza di Dio, il luogo in cui terra e cielo si incontrano a luogo del mercanteggiamento, della corruzione della volontà di Dio, ci fa seccare fino alle radici.

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